Archive for gennaio, 2016

Garanzie minime per la certificazione del titolo esecutivo europeo: l’opinione della Corte di Giustizia

La Corte di Giustizia Europea ha avuto modo di pronunciarsi per la prima volta sull’art. 19 del Regolamento CE n. 805/2004, che istituisce e disciplina il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati.  Una decisione giudiziaria relativa ad un credito non contestato, infatti, può essere certificata come titolo esecutivo europeo in qualunque momento, con istanza al giudice che l’ha emanata, a determinate condizioni.

L’art. 19, in particolare, prevede alcune garanzie di difesa per il debitore che non abbia potuto contestare il credito per cause a lui non imputabili. Si tratta di un nucleo minimo di garanzie di difesa del debitore, la cui sussistenza è requisito necessario affinché lo status di titolo esecutivo europeo possa essere attribuito a decisioni emanate dalle autorità giudiziarie degli Stati membri della U.E.

Segnatamente, l’art. 19 del Reg. 805/2004 dispone che una decisione può essere riconosciuta come titolo esecutivo europeo soltanto se il debitore, conformemente alla legislazione interna del Paese nel quale la decisione è emanata, possa ottenerne il riesame nel caso in cui:

-          la notificazione della domanda giudiziale non sia stata effettuata in tempo utile a consentirgli di presentare le proprie difese, o

-          non abbia avuto la possibilità di contestare il credito per causa di forza maggiore o per circostanze eccezionali, dipendenti da ragioni a lui non imputabili.

La Corte di Appello di Anversa, dovendo decidere se una decisione del giudice di primo grado potesse essere certificata come titolo esecutivo europeo, si è interrogata sull’effettiva presenza delle garanzie  ex art. 19 nell’ordinamento belga. E’ sorta così la questione pregiudiziale di interpretazione di quella norma, risolta dalla Corte di Giustizia con la sentenza C-300/2014.

In particolare, il giudice belga ha chiesto alla Corte Europea di interpretare il citato art. 19 del Reg. 805/2004 e di chiarire quali siano le garanzie minime per il debitore occorrenti per poter certificare la sussistenza di un titolo esecutivo europeo.

La Corte di Giustizia, innanzitutto, ha chiarito che gli Stati membri non sono inderogabilmente obbligati ad adeguare il proprio ordinamento interno ai dettami del Reg. 805/2004, giacché la mancanza di una procedura di riesame della decisione non costituisce una violazione dei trattati ma soltanto impedisce alla decisione stessa di essere certificata come titolo esecutivo europeo.

La stessa Corte ha poi aggiunto che per procedura di riesame ex art. 19 si deve intendere un mezzo di ricorso tale da consentire un riesame completo della decisione, che non si limiti dunque al solo punto di diritto. Tale procedura deve essere prevista non soltanto nel caso di mancata conferma del ricevimento delle notifiche al debitore, ma anche qualora il debitore non abbia potuto contestare il credito, per cause di forza maggiore o per circostanze eccezionali, a lui non imputabili.

La normativa belga consente al debitore contumace di ricorrere contro la decisione che ne accerta il debito, entro un mese dalla notifica di tale provvedimento.

La Corte di Giustizia ha ritenuto tale rimedio inadeguato a garantire la piena difesa del debitore, giacché  il termine a favore del debitore per domandare il riesame della decisione decorre dal momento dell’eseguita notifica anziché da quello in cui il debitore ne ha preso effettiva conoscenza.

Infine la Corte di Giustizia ha precisato che soltanto il giudice che ha emanato la decisione può certificarla quale titolo esecutivo europeo. Il diritto nazionale può attribuire al cancelliere soltanto la competenza al rilascio del certificato corrispondente.

Irene Moccia
Studio Tabellini

sentenza c-300.14

Investire in Iran: la disciplina del “Foreign Investment Promotion and Protection Act” (FIPPA)

Con l’avvicinarsi dell’Implementation Day del JCPOA, ossia del momento in cui avrà inizio il processo di progressiva revoca delle sanzioni economiche imposte nei confronti dell’Iran, giova enucleare gli aspetti centrali della “Legge iraniana sulla promozione e la protezione degli investimenti stranieri” (di cui si riporta il testo integrale in allegato), al fine di comprendere quali siano la disciplina normativa e le procedure a cui chi vorrà investire nel Paese andrà incontro.

L’elemento centrale della normativa è far sì che l’investitore straniero che rispetti le condizioni e gli adempimenti previsti dalla stessa Legge ottenga il medesimo trattamento di un investitore locale (Articolo 8).

Secondo quanto disposto dal FIPPA, gli investimenti stranieri che ne rispettino i requisiti e siano autorizzati non possono essere espropriati se non per ragioni di pubblica utilità e a condizione di una appropriata compensazione basata sul reale valore dell’investimento al momento dell’espropriazione (Articolo 9).

La Legge prevede, altresì, regole relative al trasferimento dei capitali d’investimento e dei relativi frutti. A tal proposito, la Normativa in esame dispone che il capitale originato e i profitti maturati possano essere rimpatriati a condizione che sia rispettata la procedura prevista dall’articolo 13. La stessa disciplina è osservata per i dividendi risultanti dagli investimenti stranieri (Articolo 14).

Chi voglia investire, affinché il proprio investimento sia ammesso ai sensi del FIPPA, deve ottenere la “licenza di investimento” prevista dall’Articolo 6. All’uopo deve presentare una domanda all’OIETAI (“Organization for Investment Economic and Technical Assistance of Iran”). L’investimento, per essere autorizzato, deve avere i seguenti requisiti: i) deve comportare crescita economica, promuovere la tecnologia, aumentare le opportunità di occupazione, le esportazioni e la qualità dei prodotti; ii) non deve minacciare la sicurezza nazionale, gli interessi pubblici, l’ambiente o l’economia nazionale o gli effetti degli investimenti domestici; iii) non deve risultare in monopolio; iv) infine, l’indice dato dal valore delle merci e servizi prodotti dagli investimenti esteri oggetto di questa legge rapportato al valore di merci e servizi del mercato locale non deve superare il 25% di ciascun settore e il 35% di ciascun sottosettore (Articolo 2). FIPPA_ENGLISH

  Nicola Petito

Studio Tabellini