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Rapporto della Commissione europea sul settore del commercio elettronico del 15 settembre 2016

Nel maggio del 2015, la Commissione europea ha avviato un’indagine di settore sul commercio elettronico di beni di consumo e di contenuti digitali, nell’ambito della strategia per un mercato digitale unico. Gli obiettivi dell’indagine erano di delineare il quadro delle tendenze di mercato e di individuare le problematiche di concorrenza presenti sui mercati europei, evidenziando le potenziali barriere alla libera concorrenza e le pratiche commerciali potenzialmente restrittive della stessa. Uno degli scopi prefissati della relazione era di costituire un incentivo per le imprese a rivedere i loro contratti di distribuzione in essere e a conformarli, se necessario, alle norme dell’Unione Europea in materia di concorrenza.

I risultati dell’indagine, frutto dell’analisi dei dati di circa 1.800 imprese e di circa 8.000 contratti di distribuzioni, provenienti da operatori di e-commerce di numerosi settori merceologici, sono stati pubblicati nella relazione preliminare del 15 settembre 2016, qui allegata.

Risultati principali

La relazione preliminare della Commissione si concentra dapprima su alcuni dati statistici riguardanti il settore del commercio elettronico. In particolare, emerge come l’Unione europea sia il più grande mercato mondiale per il settore del commercio elettronico, con una tendenza attuale di ulteriore crescita, con una percentuale di persone tra i 16 e i 17 anni che ha ordinato beni o servizi su internet cresciuta dal 30% del 2007 al 53% del 2013.

In secondo luogo, la relazione si focalizza sulla questione della trasparenza. In particolare, emerge come la particolare “struttura” che caratterizza il commercio elettronico, ampliando le scelte dei consumatori e la loro capacità di trovare le offerte migliori, fornisca un rilevante stimolo alla trasparenza e alla concorrenza sui prezzi. Lo stesso fenomeno si osserva sul versante dell’offerta: la relazione rileva, ad esempio, che oltre la metà dei venditori al dettaglio segue i prezzi dei concorrenti e la grande maggioranza reagisce alle loro variazioni di prezzo.

Infine, la relazione individua anche alcune delle pratiche commerciali potenzialmente limitative della libera concorrenza online, sia in tema di vendita di beni di consumo sia di contenuti digitali.

 

Vendita online di beni di consumo

E’ emerso come la reazione dei produttori alla crescita del commercio elettronico e alla conseguente maggiore trasparenza nel mercato sia stata caratterizzata dall’adozione di una serie di pratiche finalizzate ad un più stretto controllo della distribuzione dei loro prodotti. I produttori, infatti, adottano più frequentemente sistemi di distribuzione selettiva in cui i prodotti possono essere venduti soltanto da rivenditori autorizzati preselezionati e sempre più spesso vendono i loro prodotti direttamente ai consumatori online (il 64% dei produttori dichiara di aver aperto il proprio negozio online come conseguenza della crescita dell’e-commerce).

La relazione ha costatato, inoltre, che i produttori applicano sempre più spesso restrizioni contrattuali delle vendite nei loro accordi di distribuzione. Riguardo ai venditori al dettaglio, è emerso che:

- oltre due su cinque ricevono dai produttori una qualche forma di raccomandazione o di restrizione sui prezzi;

- circa uno su cinque è soggetto a restrizioni contrattuali per la vendita sulle piazze online;

- circa uno su dieci è soggetto a restrizioni contrattuali per l’offerta di siti di comparazione dei prezzi;

- oltre uno su dieci riferisce che i suoi fornitori impongono restrizioni contrattuali alle vendite transfrontaliere.

In generale, la Commissione ha rilevato come le sempre più frequenti restrizioni contrattuali delle vendite possano, in determinate condizioni, limitare gli acquisti online, danneggiando conseguentemente i consumatori che, di fatto, non riescono a beneficiare di una scelta più ampia e di prezzi più bassi nel commercio elettronico. Per questo motivo, dunque, la Commissione europea, in futuro, potrebbe investigare suddette pratiche per verificarne la compatibilità con le regole europee in tema di concorrenza.

 

Contenuti digitali

La disponibilità di licenze da parte dei detentori di diritti d’autore sui contenuti è essenziale per i fornitori di contenuti digitali e rappresenta un fattore determinante per la concorrenza sul mercato.

La relazione ha rilevato che gli accordi di licenza sui diritti d’autore sono complessi e spesso esclusivi. Tali accordi spesso impongono ai fornitori di contenuto digitale condizioni stringenti circa le tecnologie e modalità di distribuzione che possono utilizzare e anche circa i territori su cui possono operare. Quest’ultimo tema in particolare, il cosiddetto geo-blocking, un sistema attraverso cui la fruizione di un contenuto digitale è limitata sulla base di un fattore territoriale, è stato affrontato con attenzione nell’indagine della Commissione europea. Dai primi risultati pubblicati nel marzo 2016 è risultato come il geo-blocking sia una pratica ampiamente diffusa nel commercio elettronico in tutto il territorio dell’Unione, soprattutto per quanto riguarda i contenuti digitali. Oltre il 60% degli accordi di licenza presentati da titolari di diritti è limitato al territorio di un unico Stato membro. Quasi il 60% dei fornitori di contenuto digitale che hanno partecipato all’indagine ha convenuto contrattualmente con i titolari dei diritti di applicare il geo-block.

Le clausole contrattuali di geo-blocking possono limitare fortemente la concorrenza nel mercato unico europeo in violazione della normativa europea antitrust. In questi casi, però, è necessario svolgere un indagine specifica per verificare la eventuale sussistenza di valide ragioni giustificatrici del blocco territoriale del contenuto digitale.

 

La consultazione pubblica

La relazione preliminare è stata sottoposta a una consultazione pubblica per un periodo di due mesi. Le parti interessate sono invitate a presentare osservazioni sui risultati dell’indagine settoriale o informazioni complementari e a sollevare ulteriori questioni.

La Commissione prevede di pubblicare la relazione finale nel primo trimestre del 2017.

Nicola Petito

                                                                                                                      Studio Tabellini

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