Archive for gennaio, 2017

L’ammissibilità della clausola compromissoria nel buying agency agreement

La Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, con la sentenza n. 27072 del 28 dicembre 2016, ha statuito l’ammissibilità nel buying agency agreement di una clausola compromissoria che deroghi alla giurisdizione italiana e devolva le controversie a giudici o arbitri stranieri.

Tale conclusione è la conseguenza della qualificazione del buying agency agreement operata dalla Suprema Corte, secondo cui questa fattispecie contrattuale, frequentemente conclusa tra società italiane e società estere, non è sussumibile nel contratto di agenzia, ma rappresenta un contratto atipico, integrante elementi di molteplici schemi contrattuali tipici, tra cui il contratto d’opera, di mandato e di appalto.

La questione approdata alle Sezioni Unite aveva avuto origine dall’atto di citazione in giudizio dinnanzi al Tribunale di Firenze con cui una società italiana aveva chiesto la condanna di una società statunitense al pagamento di indennità, provvigioni e risarcimento dei danni per ingiustificato recesso dal contratto di buying agency agreement. La questione della giurisdizione si era presentata da subito complessa: il Tribunale aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice statunitense, la decisione era stata riformata dalla Corte d’Appello, ed il successivo ricorso in Cassazione dell’appellata dichiarato inammissibile.

Riassunto il giudizio, il Tribunale aveva verificato la presenza nel contratto di una clausola compromissoria, devolvendo pertanto la vertenza al collegio arbitrale dello Stato di New York, ed il provvedimento era stato confermato dalla Corte di Appello. Tale decisione discende dalla qualificazione del rapporto contrattuale su cui verteva la controversia: la clausola era stata giudicata valida poiché, secondo i giudici, le parti avevano voluto concludere un contratto promiscuamente atipico. Viceversa, se i giudici avessero ricondotto il contratto nello schema tipico del contratto di agenzia, la deroga convenzionale alla giurisdizione italiana non sarebbe stata ammissibile in virtù di norme imperative del codice civile italiano.L’art. 4, comma 2, della Legge 218 del 1995, infatti, ammette tale deroga solo ove questa sia provata per iscritto e la causa verta su diritti disponibili. Nel contratto di agenzia, però, i diritti nascenti dall’art. 1751 cod. civ., relativi all’indennità di cessazione del rapporto, sono indisponibili e, pertanto, precludono l’ammissibilità della clausola compromissoria.

La società italiana aveva presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata sussunzione della fattispecie concreta nello schema tipico del contratto di agenzia, elemento centrale che aveva determinato l’ammissibilità della deroga convenzionale alla giurisdizione italiana in favore di quella arbitrale statunitense. La Cassazione ha posto fine alla vicenda processuale confermando la sentenza impugnata: nel contratto di agenzia non è possibile prevedere una clausola compromissoria in virtù delle norme imperative operanti nell’ordinamento italiano, viceversa, l’inclusione di clausole di tale natura nel buying agency agreement è ammissibile stante la sua non inquadrabilità nello schema del contratto di agenzia e la conseguente mancata operatività di predette norme.

Nicola Petito

Studio Tabellini

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Il progetto della Commissione europea per un nuovo approccio all’insolvenza delle imprese in Europa

La Commissione europea ha recentemente presentato il progetto di una direttiva europea (che si allega qui in copia) finalizzata ad armonizzare le regole sull’insolvenza e a facilitare i salvataggi aziendali. Il progetto è parte dell’ampio piano d’azione della Commissione europea sull’Unione dei mercati dei capitali e della strategia per il mercato unico. L’intento della direttiva in progetto è di diffondere tra gli ordinamenti normativi nazionali dell’Unione europea un approccio all’insolvenza caratterizzato da strumenti di ristrutturazione precoce, che evitino il fallimento e sostengano crescita ed occupazione.

La direttiva proposta è incentrata principalmente su tre elementi:

  • principi comuni che favoriscano l’approccio verso una ristrutturazione precoce, per consentire alle imprese di continuare la loro attività e preservare l’occupazione;
  • norme che garantiscano vantaggi agli imprenditori, principalmente attraverso lo sgravo dei debiti dopo un periodo massimo di tre anni;
  • misure per aumentare l’efficienza delle procedure di insolvenza, ristrutturazione e sgravio previste dagli Stati membri, così da ridurne la durata, i costi e aumentare la certezza del diritto.

Gli organi della Commissione hanno avviato i lavori sulla direttiva in considerazione del fatto che i quadri normativi degli Stati membri sono ancora caratterizzati da molteplici diversità e molti di essi sono inefficienti e carenti di strumenti di ristrutturazione precoce delle imprese. Il precedente intervento del Legislatore europeo, infatti, il Regolamento 2015/848 del 25 maggio 2015, non ha armonizzato le norme sostanziali in tema di insolvenza, ma si è concentrato sulla risoluzione dei conflitti di competenza, sulle normative da applicare nei casi di rilievo transfrontaliero e sul riconoscimento delle sentenze straniere.

 Nicola Petito

Studio Tabellini

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