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L’inammissibilità del ricorso in Cassazione contrario ad orientamento consolidato

Con la sentenza a Sezioni Unite n. 7155 del 21/03/2017 la Corte di Cassazione si è pronunciata ancora una volta sui requisiti per l’ammissibilità del Ricorso in Cassazione (art. 360 bis c.p.c., n. 1.), La legge dispone che “Il ricorso [in Cassazione] è inammissibile: 1) quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa“. La norma è al centro di un contrasto giurisprudenziale. Sebbene dalla lettera della norma sembri evidente che essa introduca una specifica ipotesi di inammissibilità dell’impugnazione (art. 375 c.p.c. n. 5), parte della dottrina e della giurisprudenza hanno affermato che si tratterebbe, al contrario, di un’ipotesi di manifesta infondatezza ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 1. Negli ultimi anni, infatti, numerose pronunce della Corte di Cassazione, anche a Sezioni Unite, si sono espresse in tal senso, per esempio Cass. S.U. n. 19051 del 06/09/2010 e Cass. n. 5442 del 18/03/2016.

Nella sentenza in commento, invece, la Suprema Corte ha rovesciato il suo stesso precedente orientamento, affermando che,  allorquando i motivi di ricorso censurino capi di  una sentenza che si siano espressi coerentemente con l’orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione, è integrata un’ipotesi di inammissibilità ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 1 e non di manifesta infondatezza ex art. 375 c.p.c., n. 5.

Le Sezioni Unite pongono come punto di partenza del proprio ragionamento il dato letterale dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, “che si esprime in termini del tutto inequivoci nel senso dell’inammissibilità”. In più, a parere della Corte, l’orientamento precedente va superato poiché “non è più ormai condivisibile l’idea secondo la quale l’inammissibilità del ricorso potrebbe sussistere solo in presenza di difetti attinenti alla struttura formale del ricorso medesimo o alle modalità in cui il suo contenuto è espresso, restando estranea alla figura dell’inammissibilità ogni valutazione che attinga il merito.” A sostegno di ciò, la Cassazione adduce il crescente uso che il legislatore fa della categoria dell’inammissibilità per facilitare una decisione in limine litis, anche in presenza di ragioni di merito che risultino agevolmente percepibili e siano perciò suscettibili di un più snello iter motivazionale.

La questione della formula definitoria dell’art. 360 bis c.p.c. n. 1 non è meramente di tipo terminologico: in caso di qualificazione come rigetto la Corte non potrebbe esimersi dall’esaminare anche un eventuale ricorso tardivo proposto dal controricorrente, viceversa, l’inammissibilità comporta l’inefficacia del controricorso tardivo in applicazione dell’art. 334 c.p.c., comma 2.

Nicola Petito

Studio Tabellini

 Allegato: Cass. Civ. SS.UU. 7155-2017