Archive for luglio, 2017

Il rapporto finale della Commissione Europea sul commercio elettronico

Il 10 maggio 2017, la Commissione Europea ha pubblicato la relazione finale sull’indagine settoriale sul commercio elettronico. Il documento contiene i risultati finali della ricerca e tiene conto anche dei contributi ricevuti durante la fase di consultazione pubblica recentemente conclusasi.

Nel rapporto, diviso in due sezioni, sono riportati i dati definitivi sullo stato del commercio elettronico di beni e quello dei contenuti digitali nell’Unione Europea.

In generale, l’indagine conferma la forte crescita del commercio elettronico e l’impatto significativo che la maggiore trasparenza e concorrenza dei prezzi hanno avuto sulle strategie di distribuzione delle aziende e sul comportamento dei consumatori.

Riguardo il tema della vendita online di beni di consumo, è stato evidenziato che:

-          è in crescita la predisposizione di clausole restrittive, come quelle relative al prezzo, al divieto di vendita su determinate piattaforme online, a restrizioni sull’uso di strumenti di comparazione prezzo;

-          è in crescita il numero di produttori di beni che vendono direttamente i prodotti attraverso un proprio portale internet, ponendosi così in diretta competizione con i distributori;

-          i produttori prediligono un sistema di distribuzione selettiva, ossia permettono la distribuzione ai soli venditori autorizzati, così da controllare più efficacemente prezzi e qualità.

A tal proposito, la Commissione ha evidenziato che da un lato queste pratiche sono giustificabili poiché garantiscono una maggiore qualità dei prodotti, viceversa, dall’altro, limitano la scelta dei consumatori e la concorrenzialità dei prezzi. Per tale motivo, dunque, la Commissione ritiene che sarà necessario avviare un piano finalizzato ad assicurare il rispetto delle regole europee in tema di concorrenza, anche con riguardo a dette questioni.

Riguardo il settore della vendita di contenuti digitali, la Commissione ha confermato come il fattore chiave sia la concessione delle licenze dai titolari. A seconda del modello di licenza che si adotta, infatti, gli ostacoli alla concorrenza e alla crescita di modelli di distribuzione online di contenuti digitali variano notevolmente.

In particolare, in questo panorama, è stata confermata la rilevanza delle clausole di “geo-blocking”, che ormai sono adottate da quasi il 60 % dei titolari di diritti sui contenuti digitali. Attraverso l’inserimento di queste clausole nei contratti di licenza, è impedito ai consumatori di acquistare e accedere a contenuti digitali proveniente da altri Stati Membri dell’Unione Europea. Tale aspetto, chiaramente, determina una diminuzione della concorrenza e impedisce un rapido sviluppo del settore, motivo per cui, anche qui, sarebbe auspicabile un intervento europeo.

 

 Nicola Petito

Studio Tabellini

 

Allegato: Relazione finale sull’indagine settoriale sul commercio elettronico

Le Sezioni Unite sulla risarcibilità dei danni punitivi nell’ordinamento italiano

Con la sentenza n. 16601 del 5 luglio 2017, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la compatibilità con l’ordinamento italiano delle sentenze straniere che impongono il risarcimento dei danni punitivi. L’occasione si è presentata nell’affrontare la questione relativa al riconoscimento in Italia di tre sentenze pronunciate negli Stati Uniti, riguardanti il risarcimento dei danni a seguito di un incidente motociclistico.

Negli ordinamenti anglosassoni, infatti, l’istituto dei danni punitivi è espressamente riconosciuto e consente al soggetto danneggiato di ottenere una somma ulteriore rispetto a quella necessaria a risarcire il danno subito. Tale voce, però, ha una connotazione prettamente punitiva, aspetto, questo, che rappresenta il motivo principale per cui la giurisprudenza di Cassazione, finora, ha considerato l’istituto incompatibile con l’ordinamento italiano. I giudici, infatti, ritenevano che il concetto di punizione del responsabile civile fosse estraneo all’istituto e che il diritto al risarcimento fosse esclusivamente connesso con l’effettivo pregiudizio subito dal titolare del diritto leso (Cass. 1781/2012).

Con la pronuncia in commento, però, le Sezioni Unite hanno rivisto il precedente orientamento, rilevando come la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non sia più considerabile incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento. A sostegno di tale affermazione giungono le numerose disposizioni normative dal connotato tipicamente sanzionatorio del risarcimento introdotte dal Legislatore, che indicano come la strada sia ormai tracciata verso il riconoscimento dell’istituto dei danni punitivi in Italia. Tra di esse, ad esempio, il D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 140, comma 7, c.d. codice del consumo,l’art. 614 bis c.p.c., il D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 114, l’art. 18, comma 14, dello statuto dei lavoratori, la L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 31, comma 2, l’art. 709 ter c.p.c., n. 4, la L. 22 aprile 1941, n. 633, art. 158, e il D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, art. 125 (cfr. Cass. 7613/2015 e Cass. 9978/2016).

La Cassazione, però, ha precisato che dovranno rimanere saldi i principi desumibili dagli artt. 23 e 25 della Costituzione e dall’art. 7 CEDU: occorrerà che la risarcibilità dei danni punitivi sia fondata sul dato normativo. Le sentenze straniere, dunque, saranno compatibili con il concetto di ordine pubblico solo ove detti parametri siano rispettati: devono essere fondate su un dato normativo, che garantisca la tipicità dei casi di condanna, la loro prevedibilità e i limiti quantitativi del risarcimento.

Le Sezioni Unite, dunque, hanno concluso riconoscendo che accanto alla preponderante funzione compensativo-riparatoria dell’istituto della responsabilità civile è emersa una natura polifunzionale dello stesso istituto che si proietta verso più aree, tra cui quella preventiva e quella sanzionatorio – punitiva.

 Nicola Petito

Studio Tabellini

Allegato: Cass. S.S.U.U. 16601-2017